FORTEZZA DELLE VERRUCOLE

Nel panorama delle strutture militari della valle superiore del Serchio, quello che per la sua posizione, storia, ed architettura, può essere a buon diritto considerato l’emblema delle fortificazioni estensi in Garfagnana è la Fortezza delle Verrucole. Verrucole era una terra che faceva parte della Vicaria di Camporgiano, nella comunità di San Romano, da cui dista un paio di chilometri. Il nome deriva dalla inaccessibilità del luogo che è posto sulla sommità di uno scoglio roccioso altissimo e scosceso. Sulla cima di questo piccolo picco a forma di sella sorgevano due fortilizzi di origine medievale denominati, per la forma delle strutture, la Rocca Tonda e la Rocca Quadra. La località fu abitata fin da epoca remota; nella seconda metà del XIII secolo i Gherardinghi vendettero tale loro proprietà al Comune di Lucca; passò quindi in possesso del Marchese Spineta Malaspina.Nella bolla di Carlo IV del 1376, è ricordata come “ Castrum Verrucolae Gherardinghi “. Datasi, insieme alle altre terre guelfe, ai Fiorentini nel 1430, dopo soli quattro anni ritornò in possesso dei Lucchesi; nel 1446 giunse definitivamente agli Estensi che ne accettarono la dedizione. Un codice cartaceo dell’anno 1487, conservato nell’Archivio di Stato di Lucca, ci offre utili informazioni riguardo alle rocche che allora formavano il sistema difensivo della provincia. Vi si può trovare, fra le altre notizie, un inventario delle suppellettili e delle armi assegnate in quegli anni ai presidi di Camporgiano, Castelnuovo, Ceserana, Sassi, Trassillico e di Verrucole. Quest’ultima, divisa, come già detto, in due strutture separate e autosufficienti, doveva ricoprire un ruolo di notevole importanza, e quindi dotata di un consistente numero di armi e di arredi. La Rocca Quadra, più piccola dell’altra, manteneva un modesto arsenale, con cinque balestre di legno, otto “schiopiti” di ferro e cinque di bronzo ed altrettante corazze. Il limitato numero e la misera qualità delle suppellettili e dei mobili, induce a credere che l’edificio fosse soltanto una semplice torre guardata, nell’anno 1487, dal capitano Jahannes de Castelanis accompagnato da cinque famiglie. Ben diversa la situazione della Rocca Tonda, dotata di diversi ambienti su due piani, “ la camera de verso Castelnovo, la camera donde si lava le scudelle, la camera de sopra “, e ancira la cantina, una loggia, la torre e la stalla, il tutto arredato con vari mobili. Il presidio disponeva di molte armi, con munizioni di vario calibro in dotazione. Quando nel 1521 il Papa Leone X sollecitò i Fiorentini ad invadere la Garfagnana estense ed il Frignano, tutte le terre della provincia vennero occupate, ad eccezione delle rocche di Trassillico delle Verrucole. Quest’ultima, difesa ad oltranza da Battistino Magnano di Castelnuovo e da Michele delle Verrucole con 28 fanti ed alcuni banditi lì rifugiatisi, resistette coraggiosamente. Il premio di tanto valore fu il perdono dei misfatti commessi e 88 scudi d’oro. Nonostante l’importanza del presidio, le sue condizioni, come quelle di altri luoghi fortificati della Garfagnana, divennero sempre più precarie. L’Ariosto più volte nelle sue lettere al Duca aveva lamentato l’abbandono e l’incuria di questi forti e in genere la scarsità delle difese della Provincia. Il Commissario rilevava l’impossibilità, a causa delle spese elevate, di ristrutturare tutto il sistema dei presidi militari della provincia. La fortezza delle Verrucole, cerniera del sistema difensivo dell’alta valle del Serchio, fu utilizzata come carcere che, per il numero in organico della guarnigione e per la sua posizione inaccessibile, garantiva la massima sicurezza. Qui furono infatti rinchiusi diversi fra i più tristemente famosi banditi che nel secolo XVI infestarono la Garfagnana e avventurieri che, nella complessa situazione dei confini della valle, ora al soldo di un signore, ora di un altro, conducevano azioni di guerriglia, saccheggi e stragi. Sebbene la necessità di restauri e ampliamenti dei due fortilizzi fosse, a suo tempo, raccomandata dall’Ariosto, passarono molti anni prima che venissero eseguiti interventi di rilievo alle due piccole rocche, del tutto inadatte ormai alle nuove esigenze belliche. L’angustia della cinta muraria rendeva difficile la difesa; fu deciso pertanto di abbattere la più piccola delle due ricche, quella Quadra, utilizzando il materiale di recupero per ingrandire l’altra ( la rocca Tonda ), dotandola di un sistema di cortine e di baluardi in grado di poter alloggiare artiglierie di grosso calibro. I lavori prevedevano, come risulta dai progetti dello stesso Pasi, la creazione di due lunghe cortine che avrebbero dovuto unire le rocche costituendo un unico organismo fortificato. L’intervento alla rocca Tonda si articolava attorno al riutilizzo del grande torrione dodecagonale della dimensione di oltre 10 braccia (ca. 10 metri), a tre piani, da cui si potesse dominare la fortezza e più in basso, sull’edificazione di una struttura bastionata a forma di stella con cinque punte. Le cortine merlate, interrotte nella metà da due torri semicircolari dette mezzelune, percorrevano la sella fra i due rilievi quasi a formare uno stretto corridoio di comunicazione con la restante parte della fortezza munita di due baluardi. Questi presentavano la particolarità di avere punte diverse: l’uno a spigolo, l’altro tondeggiante. Le cortine, a causa degli strapiombi che circondavano quasi completamente il sito, erano verticali, mentre le strutture bastionate presentavano una leggera scarpatura ed un cordolo assai marcato. Dopo tali interventi di ristrutturazione fu accresciuto l’arsenale delle armi e delle munizioni in dotazione al presidio. Nell’anno 1683 un fulmine colpì il torrione dove era conservata la polvere da sparo, provocando una esplosione con gravi danni alle mura e agli edifici. Non conosciamo altre descrizioni antiche della fortezza , se non quella redatta nel 1807 dall’ingegner Ferrari, su ordine di Elisa Baciocchi, principessa di Lucca :” La figura di essa è quasi un parallelogramma, rappresentante una nave, la cui poppa egrave; volta verso il sud-ovest e la prora verso il nord-est. La media larghezza sua è di braccia 30, e la lunghezza di braccia 300. Le mura s’innalzano internamente, o sia dal suolo, braccia 6 e braccia 16 dal di fuori. Il terreno compreso da queste muraglie, quantunque poco fruttifero, è ridotto a coltivazione dallo attuale affittuario, che fruisce anche pel medesimo titolo delle adiacenze esteriori di pochi campi e prati. Dalla parte di nord-est vi sono il casino della polvere e quello del Corpo di Guardia; il quartiere del custode del magazzino a due piani ed una camera per piano; ed il magazzino stesso a pianoterreno e ad un solo camerone. Frapposta a questi due fabbricati evvi la casamatta sotterranea, a volta reale, di braccia quattro e mezzo di diametro e della lunghezza di braccia 40. Nel centro della Fortezza, ossia nel punto più basso, vi sono due mezze lune nella due opposte muraglie, di raggio di braccia 4 e mezzo. Continuando sempre a sud-ovest, succede di poca distanza un piccolo fabbricato, che servirà ad uso capanna, quindi la porta d’ingresso e finalmente la cappella, a cui, nell’opposta parte di sud-est, sta in faccia un loggiato con una perenne cisterna. Col termine della mentovata cappella, si incontra una scala di 48 gradini, che conduce nel pian terreno del casone, fabbricato sul macigno sopra una figura di 12 lati, della lunghezza di braccia 5 per ciascuno. Questo piano, diviso in 3 cameroni, serviva per lo passato di quartiere alla truppa e il superiore, diviso in 5 camere, di abitazione all’officialità. Uscendo dalla cucina di questo descritto piano, si passa in un terrazzo coperto, situato nel più bell’orizzonte della Garfagnana, da cui, mediante una scala di 27 gradini si scende nell’orto del Comandante, situato nell’ultima parte della Fortezza verso sud-ovest. Quest’orto è di figura quadrata, e contiene un pozzo o cisterna che nella calda stagione resta il più delle volte all’asciutto”. Il presidio delle Verrucole rimase sempre un punto cerniera del sistema difensivo estense, sede di una guarnigione comandata da un castellano, anche se il clima di stabilità politica favorì il progressivo declino dell’importanza dei presidi militari. Anche alle Verrucole i segni di questa decadenza cominciarono a farsi vedere. Agli inizi del ‘700 il conflitto per la successione al trono di Spagna infiammò tutta l’Europa ed anche l’Italia fu protagonista di sanguinosi scontri. Nel 1704 Rinaldo d’Este, per evitare inutili resistenze, pattuì la capitolazione del Ducato e la Garfagnana fu ceduta ai francesi. Questi nominarono un Governatore che prese possesso per tre anni della regione; le fortezze delle Verrucole e di Monte Alfonso furono munite d’armi e presidiate da oltre 200 soldati. Con la definitiva smobilitazione dei presidi, la fortezza delle Verrucole seguì la sorte degli altri castelli della Garfagnana e fu messa all’incanto insieme alle altre. Nel 1895 la rocca divenne proprietà dell’avvocato Giovanni Poli. La privatizzazione dell’edificio segnò a poco alla volta il suo declino.

IL MULINO DELLE VERRUCOLE

Il mulino delle Verrucole, costituito da tre piccoli mulini, la casa del mugnaio ed alcuni annessi agricoli in diretto rapporto visivo e viario con la fortezza delle Verrucole ad essa collegata per mezzo di un ramo di viabilità storica con un piccolo ponte medievale, dove sarà possibile mettere in evidenza gli aspetti storico-territoriali del territorio con particolare riferimento alla viabilità storica, all’economia dell’area, alla transumanza, alle attività agricole ( è infatti prevista la riattivazione di uno dei mulini a scopo didattico – mulino dell’olio di noci).

 


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